Le parole e i silenzi

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La scrittura, già Freud lo diceva, e’ un potente strumento di “riparazione”. Silenzio e scrittura sono complici. Entrambi, danno voce a dei sentimenti. Ognuno di noi e’ stato partorito divincolandosi dal silenzio. Quando cerchiamo il silenzio non facciamo altro che tentare di ritrovare a ritroso, quella strada percorsa nell’atto della nascita. A contatto con gli spazi, con qualcosa presente in natura che ci ammutolisca, nello spazio di una attesa. Abitare il silenzio e’ un’esperienza profondissima del sentire. Ci sono istanti in cui il silenzio, solo il silenzio, ricama la cifra dell’amore nella sua espressione più alta. Se le parole contano nell’amore, per festeggiare, per ringraziare, per lasciarsi o per ritrovarsi, non di meno i silenzi ne avvalorano la sacralità. Come scrive Duccio Demetrio, il silenzio diventa un “codice di prossimità“, che ci consente di avvicinarci alle cose e alle persone che più amiamo, con devozione e adempimento.

Il silenzio come balzo di gioia del cuore quando prendiamo coscienza di essere amati o come uno strisciare al suolo, quando ci sentiamo respinti, traditi, ingannati, abbandonati.

Il monaco Giovanni Pozzi, nel suo libro “Tacet“, scrive che bisogna ” vestire le parole di silenzio“, per scoprirne l’eloquenza. Quante volte i nostri rapporti sono privi di spazio, colmi di rumori che non ci dicono più niente. Quanto diventa prezioso nutrire nuovamente le nostre relazioni d’amore con l’irrisolto, il non detto, l’indeterminatezza. Seguire orme meno certe, aprirsi ad un vuoto. Ascoltare quegli appuntamenti mai raggiunti con il dovere – parafrasando impropriamente una vecchia canzone di Giorgio Gaber, dove il perturbante e le emozioni dimenticate, si mutano in sentimenti limpidi. Possiamo nuovamente riappropriarci delle minuscole rughe presenti sui nostri volti, trovare gioia nei gesti semplici del quotidiano e in quelle piccole cose insignificanti, dove l’insignificante, fosse anche una parola divertita e divertente, diventa tessuto connettivo, parte viva di un incontro, segno di sensibilità estrema per i significati intimi che lo abitano.

Le parole ed i silenzi, se così accarezzati, rivelano legami ben più elevati degli oggetti definiti dalla realtà geometrica, come direbbe il caro Bachelard.  

Ospitare gesti sussurrati, attese, sguardi, distanze. Abitare con coraggio quegli spazi interstiziali dove scorrono i liquidi feroci dei nostri dubbi e delle nostre paure, dove a parlare è il nostro tremito o la nostra commozione. Ed amare poi così profondamente, quelle forme che restano al diradarsi delle parole.

 

 

Il silenzio non è solo stare zitti

ma è la tua pace interiore

e sta nelle cose di tutti i giorni.

Questo è il silenzio,

che vedere non si può, ma tenerlo sì.

E devi solo trovarlo,

perchè il silenzio

sei tu.

[ Melany, 11 anni Peruviana ]